A Napoli c’è una tradizione vecchia di un secolo che si chiama caffè sospeso. Entri al bar, paghi due caffè e ne bevi uno: il secondo resta «sospeso» sul banco per chi entrerà dopo di te e non può permetterselo. È una di quelle invenzioni semplici che ti chiedi come mai non siano dappertutto.
Da Gullo’s Bar abbiamo deciso di prenderla in prestito e allargarla un po’. Ogni 10 piatti venduti, il valore dell’undicesimo va in beneficenza ad associazioni no profit attive in tre ambiti che ci stanno a cuore: la formazione (specialmente quella alberghiera e agricola), l’alimentazione e il turismo enogastronomico locale.
L’idea è semplice, ma le scelte dietro lo sono meno. Le associazioni cambiano ogni trimestre. Le scegliamo noi insieme ai clienti più affezionati, leggendo i bilanci, andando a vedere quello che fanno, parlando con le persone che ci lavorano. Non è beneficenza alla cieca: è una rete corta, di realtà che possiamo visitare in giornata, che restituiscono il valore in cose concrete come borse di studio, mense scolastiche, percorsi formativi per ragazzi che vogliono imparare il mestiere.
Sul menu trovi un’icona accanto ai piatti che partecipano al sospeso. Sono quasi tutti, in realtà. Non lo facciamo solo sulle portate «special» o sui dolci: vale anche per la carbonara, il caffè, il tagliere. Vogliamo che sia normale, non un’eccezione virtuosa.
Una cosa che ci tengo a dire: il piatto sospeso non è un’operazione di marketing. Non è uno sconto travestito da gesto buono. Quello che entra esce davvero, e ogni trimestre pubblichiamo qui sulla pagina news il rendiconto: a chi è andato il contributo, quanto è stato, cosa è stato fatto. Trasparenza prima di tutto, perché altrimenti diventa solo un’altra cosa di cui ci si vanta sul sito.
Mangiare insieme può fare la differenza, anche per chi non c’è. Ogni volta che si siede qualcuno a un tavolo del Gullo’s, sta facendo (senza accorgersene) qualcosa di un po’ più grande di un pranzo.