Mostre, musica, parole.

Il Villaggio Olimpico ha accolto atleti da tutto il mondo: noi vogliamo accogliere chi crea. Ogni mese ospitiamo un artista emergente: pittori, fotografi, musicisti, scrittori.

Negli anni ’60 il Villaggio Olimpico ha accolto atleti da tutto il mondo. Per due settimane, qui dentro si parlavano tutte le lingue del pianeta. L’architettura del quartiere porta ancora il segno di quell’accoglienza diffusa: porte aperte, viali alberati, piazze pensate per stare insieme, palazzine basse che non ti danno mai la sensazione di essere in periferia.

Da Gullo’s Bar vogliamo riprendere quel filo. Non in grande, non con eventi che annunciano «la grande mostra»: in piccolo, costantemente, ogni mese. Una parete dedicata a un fotografo emergente. Un sabato pomeriggio con un musicista che suona in acustico mentre la gente fa aperitivo. Una rassegna di letture brevi in cui chi vuole sale, legge dieci minuti, scende. La regola è una sola: artisti veri, non noti.

La selezione è curata e nello stesso tempo aperta. Curata perché vogliamo che chi espone o suona qui abbia qualcosa da dire, non solo qualcosa da vendere. Aperta perché chiunque può candidarsi, basta scrivere a una mail dedicata e mandarci tre lavori. Li guardiamo tutti, rispondiamo a tutti.

I primi mesi avremo una fotografa romana che lavora con la pellicola e racconta i quartieri di Roma dal basso, un giovane chitarrista che mescola musica classica e improvvisazione, e una scrittrice che sta finendo il suo primo romanzo ambientato proprio al Villaggio. Le date le pubblichiamo qui sulla pagina news, una settimana prima (vi conviene seguirci se vi interessano).

Una cosa che vorrei evitare: trasformare il locale in una galleria fredda, di quelle in cui devi sussurrare. Qui si beve, si mangia, si parla e l’arte sta in mezzo, come parte della scena, non come ospite ingombrante. Le mostre stanno appese mentre tu pranzi. La musica si sente ma non copre la conversazione del tavolo accanto.

Se sei un artista che vuole entrare nella rete, scrivici. Se invece sei solo curioso, basta che passi: troverai sempre qualcosa appeso a una parete, suonato in un angolo o letto a voce alta. È il nostro modo di ricordare che il Villaggio è nato come un posto in cui il mondo si incontrava e di provarci, un mese alla volta, a renderlo di nuovo così.