Il Villaggio Olimpico: un quartiere da riscoprire.

Costruito nel 1960 per le Olimpiadi, oggi vive un momento di trasformazione. Una guida breve a un pezzo di Roma che merita più di una passeggiata.

Se non ci siete mai stati, il Villaggio Olimpico vi sorprenderà. Sta a un passo da Ponte Milvio e dal Flaminio, ai piedi dei Parioli, costeggiato dal Tevere. Fu costruito nel 1960 per ospitare gli atleti delle Olimpiadi di Roma e poi convertito in residenza popolare. Il risultato è uno dei pochi quartieri della città dove l’architettura, il verde e la dimensione umana stanno ancora in equilibrio.

Le palazzine sono basse, mai più di quattro piani. Le strade sono larghe, alberate, con marciapiedi veri. Le piazze interne, quella centrale soprattutto, intorno alla chiesa, sono fatte per essere attraversate a piedi, non per parcheggiare. La sensazione, quando ci passi per la prima volta, è di essere finito in un quartiere di un’altra città, forse del Nord Europa, forse di un’utopia degli anni ’60 che da qualche parte ha funzionato.

Intorno c’è di tutto. Lo Stadio Olimpico e il PalaTiziano per gli sportivi. Il CONI, casa dello sport italiano. L’Auditorium Parco della Musica e il MAXXI a dieci minuti a piedi. Il Teatro Olimpico. La Sapienza, dipartimento di Architettura, sulla Flaminia. La Lega Navale a Piazza Euclide. E la caserma e la scuola di ufficiali della Polizia di Stato di via Guido Reni.

Tutta questa concentrazione di realtà non si è mai del tutto tradotta in vita di quartiere. Per anni il Villaggio è stato un posto un po’ addormentato, di passaggio: si attraversava per andare allo Stadio, ci si fermava per un parcheggio, ma raramente lo si viveva. Adesso le cose stanno cambiando. Il quartiere sta avendo un ricambio generazionale: arrivano famiglie giovani, si riaprono attività, c’è perfino una nuova fermata della metro in arrivo a pochi passi dal nostro locale.

Tra le cose che ci piace consigliare ai nuovi arrivati: il mercato del venerdì, due passi da noi, dove si fa la spesa vera (frutta e verdura di stagione, formaggi, pesce a prezzi onesti). La ciclabile del Tevere, accessibile dal lungotevere all’altezza di Ponte Milvio: si fanno chilometri di pista senza incontrare una macchina. Le passeggiate intorno alla chiesa di Sant’Agnese e alle palazzine della piazza principale, soprattutto al tramonto, quando la luce calda colpisce il mattone giallo degli edifici e si capisce perché chi ci vive da sempre non se ne va.

Quando mi sono trasferito qui sopra, ebbi la fortuna di assistere a una delle ultime cene di quartiere del vecchio proprietario dell’attività che c’era prima di noi. Era un luogo di ritrovo, e tornerà a esserlo. Quello che cerchiamo di fare con Gullo’s Bar è dare al quartiere un’altra ragione per fermarsi: una panchina sotto le rose, due gazebi per l’ombra, un bancone dove sapere che troverai qualcuno che ti saluta per nome dopo la seconda volta che entri.

Se siete del quartiere, sapete già di cosa parlo. Se non lo siete, fate il giro: parcheggiate alla piazza, prendete il caffè da noi, camminate fino al Tevere, tornate indietro passando per il parco. Mezz’ora di Roma che non sembra Roma, ed è esattamente per questo che vale la pena.